Partiamo dal punto 2 (degli 8) del programma di governo di Bersani.

Testualmente il programma cita:

2- Misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro

1)      Pagamenti della Pubblica Amministrazione alle imprese con emissione di titoli del Tesoro dedicati e potenziamento a 360 gradi degli strumenti della Cassa Depositi e Prestiti per la finanza d’impresa;

2)      riduzione del costo del lavoro stabile per eliminare i vantaggi di costo del lavoro precario e superamento degli automatismi della legge Fornero;

3)      salvaguardia degli esodati;

4)      allentamento del Patto di Stabilità degli enti locali per rafforzare gli sportelli sociali e per un piano di piccole opere a cominciare da scuole e strutture sanitarie;

5)      salario o compenso minimo per chi non ha copertura contrattuale;

6)      avvio della spending review con il sistema delle autonomie e definizione di piani di riorganizzazione di ogni Pubblica Amministrazione;

7)      programma per la banda larga e lo sviluppo dell’ICT;

8)      avvio della universalizzazione delle indennità di disoccupazione e introduzione di un reddito minimo d’inserimento;

9)      riduzione e redistribuzione dell’Imu secondo le proposte già avanzate dal Pd;

10)  misure per la tracciabilità e la fedeltà fiscale, blocco dei condoni e rivisitazione delle procedure di Equitalia.

Pagamenti, riduzione, salvaguardia, allentamento, salario, avvio, programma, avvio, riduzione, misure.

Nessuna voce INCENTIVO. Se si  nota, non c’è assolutamente niente che possa aiutare l’impresa a rimettersi in moto. Si pensa solo a come utilizzare del denaro, magari ridistribuirlo ma NESSUNA voce parla dell’acquisto del carburante che serve a mettere in moto la macchina. Se non metti la benzina nella macchina per andare in giro per poter produrre lavoro, una volta puoi vendere i sedili, una volta puoi vendere il volante, una volta puoi vendere l’aria condizionata, una volta puoi vendere il motore ma, una volta che hai venduto tutto, senza aver pensato a usare la macchina come un veicolo che serve a produrre reddito, prima o poi, arriva la fine.

Altra considerazione, tutto questo programma si basa su una entrata sicura. Le entrate di uno stato provengono unicamente dalle tasse e dalle imposte. Tutte le imposte provenienti dai dipendenti della P.A. non sono ENTRATE ma sono soltanto una parte minore delle USCITE. La P.A. (istruzione, magistratura, sanità, stato, politica, amministrazioni locali) è un COSTO per lo stato, sono solo uscite che servono alla vita di uno stato offerte come SERVIZI ai cittadini. E’ come se si paga una impresa di pulizie per pulire un ufficio ma l’ufficio non esiste.  I servizi non hanno motivo di essere se non c’è chi li paga e l’unica che può pagare il costo di origine di uno stato è l’imprenditoria privata, è la benzina di cui si parlava sopra.

Sino a quando questo concetto non diventa il fondamento di qualsiasi politica economica, non c’è altro che la fine di uno stato. Non ha senso parlare di pubblico se non c’è chi può pagarlo.

Soluzione?

Incentivazioni alle imprese private attraverso la riduzione delle altissime imposte e la riduzione delle imposte sul costo del lavoro per poterle rendere competitive nel mercato mondiale per  permettere di essere competitive.  Sono quelle le imposte e tasse che diventano la cassa di uno stato, da cui lo stato poi può pagare servizi, welfare, infrastrutture. Solo in questa maniera può aumentare l’occupazione, prima privata e poi, di conseguenza pubblica, solo in questa maniera uno stato si può salvare.

Non esiste altra via a meno che non si trovi il petrolio, il gas, l’oro, una miniera di diamanti ma non è il nostro caso.

Se non si fa questo non si può fare NULLA.