ImmagineSenato della Repubblica XVI LEGISLATURA

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Giunte e Commissioni

RESOCONTO STENOGRAFICO n. 126

BOZZE NON CORRETTE

(versione solo per Internet)

COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA

SULL’EFFICACIA E L’EFFICIENZA DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

SEGUITO DELL’INCHIESTA SUI FENOMENI DI CORRUZIONE NELL’AMBITO DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

Resoconto desecretato in data 14 dicembre 2012

132a seduta: martedì 8 novembre 2011

Presidenza del presidente MARINO

Indi del vice presidente MASCITELLI

I N D I C E

Audizione di un magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Bari

PRESIDENTE

DIGERONIMO

ASTORE

(Misto-ParDem)

COSENTINO

(PD)

D’AMBROSIO LETTIERI

(PdL)

MASCITELLI

(IdV)

POLI BORTONE

(CN-Io Sud-FS)

SACCOMANNO

(PdL)

Interviene il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Bari, dottoressa Desirée Digeronimo.

I lavori hanno inizio alle ore 14,05.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale della seduta del 26 ottobre 2011 si intende approvato.

SULLA PUBBLICITA’ DEI LAVORI

SACCOMANNO (PdL). Signor Presidente, insieme al collega D’Ambrosio Lettieri, vorremmo chiedere la secretazione dei lavori odierni. In tal modo, la dottoressa Digeronimo potrà sentirsi maggiormente libera di parlare,in quanto il suo intervento sarà secretato con certezza ab initio.

PRESIDENTE. In base al nostro Regolamento, questa richiesta, essendo pervenuta da parte di due membri della Commissione, dovrebbe essere esaminata: prima di definire questo punto, però, ascoltiamo anche l’intervento del senatore Astore. ASTORE (Misto-ParDem). Signor Presidente, una volta per tutte ripeto che in questa Commissione dobbiamo fissare delle regole.

PRESIDENTE. Le regole ci sono, senatore Astore.

ASTORE (Misto-ParDem). Non sappiamo ancora cosa dirà la dottoressa Digeronimo e già chiediamo di secretare la seduta. Allora dovete spiegarmi perché non sono state secretate le audizioni del dottor Laudati o dei magistrati della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pescara.

Sinceramente resto sorpreso.

Se la dottoressa Digeronimo, prima di parlare, già sa che dirà cose che devono essere secretate, perché dovrei oppormi? Nella maniera più assoluta non lo farei. Con la massima serenità, però, desidero che venga messa a verbale la mia contrarietà alla richiesta di procedere fin d’ora in seduta segreta.

DIGERONIMO. Signor Presidente, posso interloquire con i senatori?

PRESIDENTE. Certo, dottoressa Digeronimo.

DIGERONIMO. Credo mi si possa tranquillamente lasciare la possibilità di chiedere la secretazione nel caso in cui mi vengano rivolte domande che riguardino elementi non ostensibili, premesso comunque che in questa sede vorrei parlare di esiti d’indagine che si sono conclusi.

PRESIDENTE. Dottoressa Digeronimo, è certo che deve essere la Commissione a decidere: ho ascoltato la sua osservazione, ma siamo in presenza della richiesta che due membri della Commissione hanno avanzato a norma di Regolamento.

SACCOMANNO (PdL). Signor Presidente, poiché la dottoressa Digeronimo non è venuta soltanto a raccontarci quello che riterrà importante, ma risponderà anche alle nostre domande, ho avanzato tale richiesta perché già so cosa le chiederò.

ASTORE (Misto-ParDem). Si potrebbero allora secretare solo le parti relative.

PRESIDENTE. Senatore Astore, è evidente che non si tratta di una scelta discrezionale della Presidenza. L’articolo 13, comma l, del Regolamento interno di questa Commissione recita: «Qualora lo ritenga opportuno, la Commissione può decidere di riunirsi in seduta segreta, su richiesta del Presidente o di due componenti».

In presenza di una richiesta da parte di due membri, la Commissione decide.

ASTORE (Misto-ParDem). Ribadisco la mia contrarietà e annuncio il mio voto contrario sulla richiesta di secretazione dell’intera seduta.

COSENTINO (PD). Signor Presidente, già nell’indagine sul caso di Stefano Cucchi decidemmo, nella fase istruttoria, di secretare le deposizioni, che successivamente la Commissione ha deciso di rendere pubbliche insieme alla relazione conclusiva. Credo che questo sia uno strumento di garanzia per evitare l’inquinamento della fase di cui si sta ragionando.

Sia chiaro a tutti i commissari che quando si tratterà, in fase di relazione conclusiva, di prendere una decisione, personalmente sarò per rendere pubbliche tutte le valutazioni. Questa infatti è una Commissione che riferisce al Parlamento e lo fa su atti che non può tenere segreti.

Per cautela, in questa fase d’istruttoria, prendo atto della richiesta avanzata dai colleghi Saccomanno e D’Ambrosio Lettieri, alla quale aderisco, al fine di poter procedere con maggiore tranquillità di tutti.

ASTORE (Misto-ParDem). Signor Presidente, riconfermo la mia fermissima opposizione alla richiesta di secretazione della seduta e tengo a che ne rimanga testimonianza nel resoconto stenografico, perche´ credo che la Commissione debba avere un metodo. Se il metodo finora adottato è stato quello di non secretare le audizioni dei procuratori di Pescara come di altri soggetti, non vedo la ragione per cui in via preventiva si dovrebbe secretare il colloquio con il sostituto procuratore di Bari.

Nulla toglie che sia chi pone le domande sia chi risponde possano di volta in volta chiedere la secretazione degli atti, che e` un diritto fondamentale.

Se però usiamo questo metodo per la presente audizione, allora per correttezza dovremmo applicarlo anche alle audizioni di tutti gli altri magistrati che verranno in questa sede.

MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, la posizione del mio Gruppo è in sintonia con quanto espresso poc’anzi anche dalla dottoressa Digeronimo, relativamente al fatto che l’impianto delle sue dichiarazioni riguarda indagini già concluse.

Il senatore Saccomanno giustamente ci ha preallertati sul fatto che alcuni suoi quesiti, e le relative risposte, probabilmente dovranno essere secretati: nulla toglie però che possano essere secretate soltanto quelle parti e quelle componenti dell’oggetto dell’audizione che esulano da notizie o informazioni già di pubblico dominio.

La mia posizione pertanto combacia con l’intendimento del magistrato, ossia di decidere insieme ai commissari quali sono le parti che devono essere oggetto di secretazione.

PRESIDENTE. Colleghi, devo comunque prendere atto della richiesta avanzata da due componenti della Commissione e metterla ai voti, secondo quanto previsto dall’articolo 13, comma 1, del Regolamento interno della Commissione. In sostanza è la Commissione stessa che decide su richiesta di due componenti o del Presidente.

(Il Presidente accerta la presenza del numero legale)

Metto pertanto ai voti la proposta di secretazione dell’audizione, avanzata dai senatori Saccomanno e D’Ambrosio Lettieri.

E’ approvata.

Avendo la Commissione deliberato in favore della secretazione, il resoconto stenografico della seduta odierna sarà, una volta redatto, considerato atto segreto.

Ciò non toglie che in una seconda fase si potrà eventualmente procedere ad una desecretazione degli atti.

Audizione di un magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Bari

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca il seguito dell’inchiesta sui fenomeni di corruzione nell’ambito del Servizio sanitario nazionale.

E’ oggi in programma la libera audizione della dottoressa Desirée Digeronimo, sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Bari, che saluto e ringrazio, dal momento che quest’oggi torna a collaborare con la Commissione, dopo l’audizione svolta presso la Prefettura di Bari l’8 settembre 2009.

Scopo dell’audizione è acquisire ulteriori elementi di conoscenza per comprendere attraverso quali meccanismi e prassi amministrative, secondo le ricostruzioni della Procura, i fenomeni di corruzione abbiano avuto modo di radicarsi nella sanità pugliese. Naturalmente, si utilizza qui il termine «corruzione» in senso ampio e volutamente a-tecnico, con riferimento quindi anche alle concussioni e a tutte le altre condotte illecite che causano la mala gestio della sanità.

Va da sé che l’acquisizione di informazioni è volta all’esercizio della peculiare missione istituzionale spettante a quest’organismo parlamentare: individuare le criticità e le lacune – legislative o amministrative – che, determinando o favorendo l’insorgenza di cattive gestioni della sanità, causano condizioni d’inefficacia e inefficienza nell’erogazione dei servizi di salute al cittadino.

Nel corso della seduta odierna, la Commissione intende approfondire alcuni aspetti che erano già emersi nel corso della precedente audizione e che quest’oggi potranno essere sviscerati in profondità in considerazione del livello di avanzamento raggiunto dalle indagini giudiziarie. Mi riferisco agli aspetti problematici relativi all’esistenza di una presunta «rete» per la gestione della sanità pubblica, in grado di influire sulle nomine dei dirigenti sanitari, sull’attribuzione delle consulenze esterne, sulle procedure di appalto e di accreditamento.

Naturalmente l’audenda, alla quale darò a breve la parola, potrà premettere un’introduzione per inquadrare al meglio il complesso lavoro d’indagine svolto e lo stato di avanzamento del procedimento penale.

Dopo la relazione del sostituto procuratore, i commissari presenti, a partire dai relatori dell’inchiesta, potranno intervenire per formulare quesiti e considerazioni.

Do ora la parola alla dottoressa Desirée Digeronimo.

(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 14,15).

DIGERONIMO. Mi aspettavo che mi poneste delle domande, ma se volete posso riprendere da dove avevo lasciato nel corso della mia ultima audizione. Non sono a conoscenza delle dichiarazioni del procuratore come di alcun altro sia stato ascoltato in questa sede e pertanto sono venuta a dare un contributo di conoscenza, come mi è stato chiesto, per le finalità della Commissione e dei suoi lavori. Posso solo intervenire rispetto a ciò che io stessa ho riferito la scorsa volta quando mi avete ascoltato.

PRESIDENTE. Dottoressa Digeronimo, potremmo iniziare dai quesiti che le ho posto in apertura di seduta circa l’eventualità che lei sia venuta a conoscenza di aspetti problematici relativi all’esistenza di una rete di gestione della sanità in grado di influenzare le nomine dei dirigenti sanitari, l’attribuzione delle consulenze esterne, l’attribuzione degli appalti e gli accreditamenti.

DIGERONIMO. Ho condotto un’indagine che mi ha portato – più che ad essere venuta a conoscenza – ad acquisire le prove dell’esistenza di un’associazione a delinquere con a capo il senatore Tedesco. Detta indagine ha trovato già sbocco in alcuni giudizi, sia pure a livello cautelare. Vi è stato un provvedimento del riesame che ha confermato l’impostazione della procura e le richieste formulate dalla stessa in relazione ai fatti-reato che sono stati contestati, sia con riferimento all’associazione a delinquere, contestata a carico di più persone tra le quali l’assessore Tedesco riveste il ruolo di organizzatore (sempre secondo l’impostazione accusatoria e quindi intervengo come sostituto che ha avanzato delle richieste e parlo di esiti processuali, ovviamente non definitivi perché ci saranno dei processi), sia con riferimento a reati-fine che si sono concretizzati in corruzione, concussione e molti abusi di ufficio. In relazione a questi ultimi non sono state richieste misure cautelari ma sono stati portati a sostegno della richiesta principale relativa al reato di associazione a delinquere ed hanno comunque trovato conferma prima nelle decisioni del Gip, con riferimento a molti degli abusi d’ufficio contestati, poi nel tribunale del riesame di Bari che se n’è occupato incidentalmente per arrivare quindi a pronunciarsi in ordine all’associazione a delinquere contestata; reato in relazione al quale la procura aveva fatto appello avverso il rigetto da parte del Gip di Bari, il quale, nella motivazione, aveva parlato di un sistema criminale – utilizzo le parole del Gip – pur non riconoscendo, sotto il profilo dell’elemento psicologico del reato, il reato di associazione a delinquere, che invece è stato ampiamente riconosciuto dal tribunale del riesame con un provvedimento notificato alle parti. Sotto questo profilo, quindi, si tratta di atti già depositati e ostensibili. Abbiamo anche formulato, firmato e notificato un avviso di conclusione di queste indagini a coloro che sono stati attinti dalle richieste di misura cautelare.

Nel corso di queste indagini ho acquisito le prove di quella rete e di quei collegamenti di cui vi parlai quando ci incontrammo circa due anni fa. In quel momento parlavo di indagini in corso, tra l’altro fortemente danneggiate da una fuga di notizie relativa alle stesse indagini in corso, con le repentine dimissioni dell’assessore alle politiche della salute della Regione Puglia dell’epoca, Tedesco, mentre erano ancora in essere le intercettazioni. Potete quindi immaginare la difficoltà di gestione dell’intera indagine dovendo fare una serie di riscontri, una serie di audizioni di persone informate sui fatti e di acquisizioni documentali che si rendevano necessarie man mano che io stessa ascoltavo personalmente le intercettazioni; trattandosi di materia particolarmente delicata, in considerazione delle persone coinvolte e anche del sistema che si delineava in quell’indagine, non mi sono limitata alla lettura delle trascrizioni. Si trattava infatti di un sistema in cui le competenze politiche avevano invaso altri settori andando oltre le competenze proprie, tant’è che il capo d’imputazione dell’associazione a delinquere che è stato contestato – in proposito vi trasmetterò copia del provvedimento del tribunale del riesame di Bari che contiene un’ampia motivazione in merito – lo è stato come associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una serie di reati nel campo della pubblica amministrazione (quindi in senso lato, come lei, Presidente, diceva), potendo contare il senatore Tedesco, all’epoca assessore, su una rete di soggetti inseriti nei gangli vitali della pubblica amministrazione.

L’indagine ha necessariamente dovuto distinguere due aspetti: quello di un seppur deprecabile, sotto il profilo dell’invasione di competenze, sistema di spoil system, da quello della commissione di reati veri e propri, tant’è che per alcuni episodi – inizialmente non contestati e nei quali si è ritenuto l’assessore Tedesco e altri soggetti avessero influito in una serie di nomine e vicende – si è proceduto ad una richiesta di archiviazione proprio per la diversa strutturazione di alcuni comportamenti, che in certi casi sono andati dal sistema tipico dello spoil system ad integrare gli elementi costitutivi delle fattispecie penali di cui noi magistrati ci dobbiamo occupare. Pertanto, facendo questa distinzione, ciò che è emerso dall’indagine è proprio un’indebita intromissione, ad esempio, nelle nomine dei direttori sanitari amministrativi. Questi ultimi, per legge, dovrebbero essere nominati esclusivamente dal direttore generale della ASL; non so se giustamente o meno perché non compete a me dire cosa sia più utile per una buona amministrazione della cosa pubblica. Certamente però questa figura costituisce l’anello di congiunzione tra la direttiva politica di indirizzo e l’amministrazione della cosa pubblica, che deve essere affidata a tecnici allorché si attribuisce per legge al direttore generale il compito di individuare i propri collaboratori sulla base di requisiti di preparazione tecnica e comunque di capacità di amministrare la cosa pubblica secondo i principi, a tutti noti, di efficienza e trasparenza. Quindi, se da un canto, nessuno mai si è sognato di contestare le scelte fatte legittimamente dalla politica (cioè dalla Giunta regionale, dal Presidente o dall’assessore) con riferimento ai direttori generali, che sicuramente corrispondevano anche ad un criterio di fiducia e di gradimento, perché sono coloro che devono mettere in atto politiche sanitarie e di gestione della sanità, questo non giustifica, dall’altro, e non trova corrispondenza a legge, l’individuazione attraverso i direttori generali – e quindi molto spesso imponendo questi ultimi delle nomine – dei direttori sanitari amministrativi. Tornando al discorso della rete che ho richiamato inizialmente, questo tra l’altro ha determinato un effetto che definirei non “domino”, ma a catena, nel senso che – come tutti sappiamo – anche attraverso il controllo del direttore sanitario amministrativo si controllano direttamente le gare d’appalto e le nomine dei primari o dei grossi dirigenti, cioè di tutti coloro che possono gestire in qualche modo il grande serbatoio di denaro del settore della sanità, che credo abbia un budget di bilancio elevatissimo rispetto a tutto il resto. Sottolineo questo aspetto, perché ci tornerò rispetto agli esiti delle indagini, dalle quali sono emersi determinati elementi. Mi permetto di parlare così perché si tratta di atti già resi noti agli interessati indagati e soprattutto che sono cristallizzati in una decisione del tribunale del riesame, un collegio di tre giudici che ha confortato queste risultanze probatorie, quindi un organo terzo, imparziale: come pubblico ministero, io mi sento organo terzo e imparziale comunque, ma nell’immaginario collettivo il giudice è sicuramente più terzo e imparziale del pubblico ministero (anche se non è il mio caso, ad ogni modo).

Questo effetto a catena ha determinato situazioni che alla fine hanno fortemente danneggiato il corretto esercizio dell’azione amministrativa nel settore della sanità. In alcuni casi, queste nomine di direttori sanitari e amministrativi sono state imposte – tanto che si è contestato il reato di concussione all’assessore Tedesco – mentre in altri sono state pretese, sostanzialmente sulla base del vincolo associativo che vedeva legati i protagonisti di questa vicenda, coinvolti nell’unico intento di garantirsi ritorno di consenso elettorale, clientele e finanziamenti nel corso delle campagne elettorali da parte di una serie di persone, tra cui molti imprenditori del settore della sanità.

Nell’indagine è emerso che l’assessore Tedesco già in partenza aveva un evidente conflitto d’interessi, per le molte società gestite dai parenti (come la figlia o il genero). Per quanto vi siano state dismissioni di quote societarie, in realtà abbiamo accertato che di fatto esse rientravano nell’orbita degli interessi della famiglia del senatore Tedesco. In un caso, è stato contestato anche un appalto viziato da una turbativa, aggiudicato ad una ditta in cui risultava coinvolto come rappresentante il genero dell’assessore Tedesco. Tra l’altro, anche nei confronti del genero, il tribunale del riesame si è pronunciato positivamente con riferimento a tutti i reati contestati e credo che in questo momento si debba fissare in Cassazione per la decisione dei ricorsi presentati.

Oltre agli interessi privati che emergevano da questo forte conflitto d’interessi, emergeva altresì una rete di imprenditori che venivano favoriti da soggetti che stavano nelle ASL. In particolare, le ASL che più hanno destato interesse dal punto di vista investigativo per gli elementi di prova che si andavano raccogliendo, erano la ASL BAT e la ASL Bari.

Quest’ultima, per la verità, avendo come punti di riferimento politici altri soggetti, ha riguardato un’indagine parallela a quella che io ho svolto e che aveva invece come punto di osservazione le vicende dell’assessore alla salute Tedesco, il quale era in aperto ed evidente conflitto con la Cosentino, quantomeno in una fase successiva al giugno 2008, allorché si parlava di una sua sostituzione con quest’ultima (che era direttore generale della ASL di Bari). Nella ASL Bari, quindi, è emerso poco durante l’indagine che ho gestito io – con i colleghi Bretone e Quercia, in un secondo momento – mentre in quella di Lecce, così come in quella di Taranto, sono stati contestati reati riferibili all’attività di dette ASL.

Quello che veniva fuori dalle indagini e dalle intercettazioni che ascoltavo è che questo sistema non era riferibile solo all’assessore Tedesco, nel senso che vi erano più correnti politiche interne al centrosinistra che emergevano come punti di riferimento delle condotte di più amministratori delle ASL. Questo emergeva da una serie di intercettazioni – delle quali parlo perché anch’esse sono tutte in atti – in cui si faceva riferimento, per esempio, all’assessore Loizzo, che pure aveva degli interessi. Nelle nomine dei primari, per esempio, si faceva riferimento persino al consulente del presidente della Regione Vendola, Tommaso Fiore, che, a detta di Tedesco (parlo di intervettazioni in cui era lo stesso Tedesco a parlare), pretendeva

di indicare i nomi dei primari. Insomma, questo interferire in tali vicende era un aspetto generalizzato. Sono tutte intercettazioni depositate agli atti.

Questo meccanismo di raccomandazione o indicazione politica – non saprei come definirlo – era esteso a tutta una serie di soggetti e, in alcune circostanze, faceva riferimento anche allo schieramento del presidente Vendola, come persone a lui gradite o meno. Dalle intercettazioni emergeva che il vero contatto con l’assessore Tedesco per ottenere o meno il gradimento del presidente Vendola o per concordare su alcune scelte (che poi non hanno portato alla contestazione di reati per i motivi che dicevo, dal momento che un reato ha una sua struttura, un architrave, degli elementi costitutivi che devono essere trovati) era il suo segretario, Francesco Manna. Costui aveva un contatto continuo e diretto con il senatore Tedesco anche con riferimento all’indicazione di direttori sanitari e amministrativi scelti in base a criteri di spoil system, quindi sulla base di un criterio di indicazione politica, senza una vera autonomia di giudizio, di scelta, come è emerso dalle indagini in maniera netta. Così è stato riferito da tutti coloro che sono stati rimossi dall’incarico di direttore generale. Ho ascoltato dei direttori generali che nel frattempo, in seguito ai cambiamenti realizzati nel 2008, erano stati destituiti. Il dottor Urago, ad esempio, direttore generale a Taranto, in un verbale ha dichiarato che sottrarsi a queste pressioni era difficilissimo e lui non aveva potuto sottrarsi alle pressioni di Tedesco per quanto riguardava la nomina del direttore sanitario amministrativo; che comunque si sapeva che nel caso in cui qualcuno si fosse ribellato a queste indicazioni avrebbe incontrato vari ostacoli, fino ad arrivare alla sostituzione o a doversene andare, non essendo più di gradimento al referente politico che l’aveva nominato.

Ciò è emerso con grande forza probatoria nell’indagine da noi portata avanti. Questo è il motivo, secondo me, di effetti dannosi che si sono venuti a creare. Abbiamo provato che alcune gare erano viziate, almeno quelle che siamo riusciti ad accertare, a dimostrare. Siamo sempre partiti dal dato delle intercettazioni telefoniche, delle acquisizioni documentali e delle sommarie informazioni, però la percezione è stata quella di un sistema che si muoveva in questo modo. Inizialmente, dalle intercettazioni, ho percepito l’esistenza di un sistema diffuso. Ovviamente poiché in un’indagine si deve dimostrare l’esistenza di reati, noi siamo riusciti a dimostrare l’esistenza di alcuni reati, tra l’altro attraverso un lavoro di indagine faticosissimo, difficilissimo. Ho fatto indagini sulla criminalità organizzata per anni; per dieci anni della mia vita mi sono occupata di civile; credo di essere un giudice che ha affrontato molte situazioni anche complesse, ma un’indagine del genere è stata davvero difficilissima, proprio con una difficoltà nell’andare avanti. Non è stato semplice, tra l’altro con una sovraesposizione mediatica fortissima a cui ho reagito sempre con il silenzio perché ritengo che un giudice debba restare in silenzio e rispondere solo con i provvedimenti. E’ un insegnamento che ho ricevuto da mia madre, che è un magistrato, e rappresenta un principio irrinunciabile della mia vita di magistrato. Tuttavia vi posso assicurare che, per una serie di motivi, non è stato facile.

Ciò che siamo riusciti ad accertare sono una serie di fatti reato cristallizzati poi nella richiesta di misura cautelare, ma il sistema esistente alla base era, a mio avviso, un sistema diffuso di spartizione e lottizzazione politica di appalti, di nomine di primari e quant’altro. Si è arrivati addirittura al trasferimento dell’infermiera, alla nomina del bibliotecario, all’intervento su un determinato concorso. Il sistema era ramificato e questo perché veniva teorizzato – come risulta dalle intercettazioni – che tale sistema clientelare, anche per il “favore” di cui hanno goduto molte strutture sanitarie private, rientrava in una logica di ritorno del consenso elettorale. In una intercettazione il senatore Tedesco, parlando con altra persona, pianifica tutto questo dicendo al suo interlocutore: devi avere un uomo in ogni ASL, in ogni ospedale; poi alla fine avrai un ritorno in termini di voti, 20 voti là, 50 voti lì e così via. È un’intercettazione che il tribunale del riesame di Bari ha definito come il manifesto programmatico dell’associazione a delinquere e ha detto essere la prova….

PRESIDENTE. Mi scusi ma con chi parlava il senatore Tedesco?

DIGERONIMO. Era un’intercettazione ambientale in cui parlava con una persona che non è stata identificata. Ne parlo perché si tratta di atti non coperti da segreto. Se si leggessero attentamente questi atti forse non sarebbe neanche necessario sentirmi perché la risposta alle vostre domande la trovereste in un provvedimento del tribunale del riesame che dice cose molto serie, che meritano, a mio avviso, lo dico anche come cittadina italiana, una profonda riflessione. È infatti da lì che nascono una serie di disastri annunciati, a partire dal problema delle stabilizzazioni.

In alcuni episodi abbiamo contestato la corruzione con riferimento al premio che veniva dato con la stabilizzazione a Tizio perché aveva aiutato in una certa gara di appalto.

PRESIDENTE. Parla di stabilizzazione di primari?

DIGERONIMO. No, mi riferisco a personale amministrativo, che doveva essere stabilizzato all’interno delle ASL. La vicenda della stabilizzazione emerge anche in intercettazioni in cui si dice: ci sono le elezioni, dobbiamo stabilizzare. Queste affermazioni sono contenute nelle intercettazioni. Ciò viene detto, per esempio, tra l’assessore Tedesco e il direttore generale del policlinico Dattoli, e così via. C’era cioè un sistema che credo sia la scoperta dell’acqua calda; noi abbiamo intercettato queste cose e poi là dove venivano alla luce elementi e indizi di reato e di colpevolezza da parte di qualcuno abbiamo dovuto fare le nostre indagini. Lo stesso dicasi per i contributi a enti ecclesiastici e per tutta una serie di vicende. Tra l’altro, per alcune non posso neanche rendere dichiarazioni più articolate, perché vi sono indagini in corso.

In ogni caso, all’inizio delle indagini, anche in una serie di riunioni di coordinamento, fatte nell’ambito dei vari pool della sanità, avevo evidenziato l’esistenza di più correnti di riferimento politico, cui facevano capo gli amministratori per quanto riguardava tutta la gestione della sanità. Ne avevo individuate tre: c’era Loizzo, c’era Tedesco, c’erano i riferimenti a Vendola e a Fiore fatti da Tedesco nelle intercettazioni, come persone che indicavano il primario gradito e cose del genere. Questo emergeva dalle intercettazioni, ma io ovviamente avevo anche una visione molto intuitiva di tutto ciò: queste erano le conversazioni intercettate da cui veniva fuori questo sistema, che poi ha trovato conferma in un’intercettazione ambientale, fatta all’Hotel De Russie, che non apparteneva al mio patrimonio probatorio perché non era stata fatta nell’ambito del procedimento che io gestivo, e della quale sono venuta a conoscenza solamente nel momento in cui stavo redigendo insieme ai colleghi l’appello avverso il rigetto del Gip con riferimento all’associazione a delinquere. In quell’occasione, per capire le motivazioni che avevano indotto il tribunale del riesame a riconoscere anche altre associazioni a delinquere (quella facente capo a Frisullo e alla Cosentino, oggetto dell’indagine parallela che stava portando avanti il collega Scelsi con altri due sostituti), trovammo un riferimento a questa intercettazione presso l’Hotel De Russie, della quale però non avevamo mai avuto cognizione. Per puro caso, chiedemmo di leggerla in maniera del tutto informale e ce la facemmo dare dal collega, perché vi erano riferimenti appunto a questa realtà sistemica di gestione di interessi nella sanità. Mi accorsi con grande stupore, devo dire la verità, che in quell’intercettazione si faceva riferimento proprio al senatore Tedesco, oltre che all’assessore Loizzo e a tutto il sistema politico in generale. Tra l’altro, Intini – un imprenditore che sapevo essere particolarmente importante nel settore della sanità – parlando con Tarantini faceva riferimento al fatto che le gare d’appalto non potevano essere fatte “così”, cioè secondo i criteri della trasparenza e dell’efficienza dell’azione amministrativa, quindi secondo legge, ma dovevano prima essere concordate con Tedesco, con Loizzo, insomma con chi rappresentava il punto d’arrivo dei vari interessi imprenditoriali che partecipavano a queste gare d’appalto.

PRESIDENTE. Può ripetere chi erano i soggetti dell’intercettazione ambientale in quell’albergo?

DIGERONIMO. In quell’intercettazione c’erano inizialmente non Frisullo, ma la Cosentino con Tarantini e – mi sembra – Metrangolo; poi la conversazione ambientale continuava, perché era lunga e molto interessante anche dal punto di vista dello spunto investigativo che forniva. Torno a dire che questa conversazione è stata utilizzata dal tribunale del riesame di Bari (noi l’abbiamo allegata al nostro appello per la prima volta) proprio per confermare l’esistenza di un sistema di lottizzazione facente capo a più correnti politiche. In essa si dicevano varie cose; l’intercettazione continuava con la conversazione tra Intini e Tarantini e quest’ultimo chiedeva spiegazioni all’imprenditore su come si potesse partecipare a quelle gare d’appalto. In quell’occasione, il discorso era inizialmente riferito ad una gara d’appalto per le pulizie, per un importo molto grosso, circa 45 milioni di euro, da spacchettare tra più persone e politici di riferimento. Alla fine, Intini spiegava a Tarantini che le gare d’appalto non si potevano mica fare “così”, ma che si doveva rendere conto – anche per tutto quello che stava dietro – alle persone che avevano voce in capitolo: si faceva il nome di Loizzo, si faceva il nome di Tedesco; c’era anche un riferimento a Vendola, in quanto nell’intercettazione si diceva che parlava con l’Opus Dei. Sto raccontando i fatti che venivano detti in quella circostanza, nella quale si affermava esplicitamente che c’era un sistema di lottizzazione degli appalti.

PRESIDENTE. Dottoressa Digeronimo, il quadro mi sembra abbastanza ben delineato, quindi ora possiamo entrare nella seconda parte dell’audizione, con le domande dei commissari. La funzione di questa Commissione infatti è anche quella di interloquire con lei, non solo di leggere la documentazione, che pure – come ci ha ricordato precedentemente – è ostensibile.

SACCOMANNO (PdL). Dottoressa Digeronimo, innanzitutto la ringrazio per il suo intervento e le do molta ragione: se avessimo letto le carte, probabilmente non si sarebbe reso necessario questo confronto.

DIGERONIMO. Sono al Senato per questo.

SACCOMANNO (PdL). Che poi ci fidiamo o meno delle istituzioni, probabilmente da un punto di vista istituzionale stiamo facendo acqua da tante parti, quindi lei ha ragione nel dire che anche quello che teoricamente di fronte ad una Commissione d’inchiesta si potrebbe dire è opportuno non dirlo, perché dal suo discorso è questo che emerge. Allora ci adattiamo, anche se pur con indagini in corso non vi sarebbero questi limiti costituzionali ad un colloquio tra di noi in tal senso. Comprendo però perfettamente, per come vanno le cose e per i dubbi esistenti, che è necessaria molta prudenza.

Volevo rivolgerle delle domande semplici perché di queste cose si è sempre molto parlato, come lei ha ricordato. Noi politici abbiamo soprattutto il vizio della stampa, da utilizzare in modo ampio; anche le cose più innocenti, o meno, se enfatizzate, sottolineate o dette in un certo modo, possono creare dubbi e preoccupazioni di tipo diverso. Questo era lo spirito per il quale ho avanzato la richiesta di secretazione. Ero infatti convinto che di fronte a questioni, pur riferibili in questa sede, in realtà avremmo evitato di riferirle perché tutti ci rendiamo conto che non esiste una reale affidabilità nella segretezza, al di là del”opportunità di conservarla o toglierla in un secondo momento. Diciamo che forse è un motivo prudenziale per me stesso.

Passando alle domande, vorrei comprendere l’arco temporale nel quale si svolgono la sua indagine e le sue competenze. Vorrei sapere da quando ha inizio la vicenda in questione, dal momento che lei probabilmente non avrà avuto l’incarico di osservare il senatore Tedesco ma di osservare dei fatti nell’ambito dei quali avrà poi riscontrato vicende che coinvolgevano il senatore Tedesco e altri soggetti. Quindi le chiedo di conoscere l’arco temporale di sviluppo, dal momento in cui la vicenda è partita per poi allargarsi; mi sembra peraltro ancora non conclusa.

Poiché il Parlamento e questa Commissione in particolare sono ben consapevoli delle debolezze amministrative e di legge che possono favorire atteggiamenti di questo tipo, proprio per come avvengono le nomine ed altro, sono in esame diversi disegni di legge finalizzati ad intervenire su tale aspetto e a suggerire nuovi meccanismi in grado di evitare tutto questo.

Per quanto concerne la rete dei soggetti coinvolti, il mondo politico sembra assumere un ruolo preminente nelle decisioni. Anche il mondo degli appalti, soprattutto con l’intercettazione dell’ Hotel De Russie, inizia ad apparire. Lei fa poi una distinzione tra le vicende da lei stessa esaminate e quelle esaminate da altri suoi colleghi. Ovviamente faccio riferimento alle prime. Riguardo a questa rete lei ha riscontrato, al di là della paura di essere cacciati e quindi del mobbing politico, sanzioni o premialità? In questo lungo percorso delle indagini, circa alcuni soggetti che prima erano direttori sanitari poi sono stati destituiti, lei ha verificato se per caso la destituzione abbia comportato magari un premio? Vi siete mai interessati a verificare quale percorso di vita professionale ha riguardato i soggetti rimossi dall’incarico o costretti a dimettersi? In sostanza, ha avuto riscontro di un percorso di vita professionale che in qualche modo sia potuto risultare premiale, quindi caratterizzato non soltanto da atti punitivi ma anche da decisioni premiali? Non solo, riguardo al dato dei direttori generali, in qualche modo succubi della politica nel nominare i direttori sanitari, i direttori amministrativi (nell’incontro che avemmo presso la prefettura di Bari ci lasciammo con questa domanda, perchè su tale aspetto lei aveva incentrato il suo intervento in quella circostanza), ha notato se il premio dato con un aumento fino al 20 per cento dell’indennità, che prendono i direttori sanitari, sia stato regolarmente concesso dalla giunta a queste persone o se invece le persone coinvolte in questa situazione, tra l’altro ormai in modo notorio e risaputo, hanno subìto annualmente una decurtazione di queste indennità e quindi un non premio dal punto di vista economico? In sostanza, avete riscontrato deliberazioni che premiavano, nonostante tutto, qualche soggetto con l’indennità prevista dalla legge? Le chiedo quindi un dato puramente tecnico.

Inoltre, nell’esaminare questa realtà, caratterizzata da un illecito non penale ma morale, rispetto al quale lei ci ha detto che non vi è stato possibile individuare il reato, in quanto i fatti non rientravano nei canoni del reato, anche se indubbiamente vi accorgevate che si trattava di un agire non finalizzato al bene della gestione sanitaria, il magistrato come si è comportato?

DIGERONIMO. Può chiarire la domanda?

SACCOMANNO (PdL). Lei ha rilevato, in molte intercettazioni, il fatto che veniva raccomandato il tale primario o il tal’altro, però ci ha detto che non è stato possibile contestare alcun reato. Lei tuttavia si rende perfettamente conto che nel momento in cui il magistrato rende noto all’esterno ciò che accade, la sensazione all’esterno è che comunque si tratti di un fatto che ha il peso del reato, visto che è stato riferito da un magistrato. Anche nella scelta della documentazione, mi chiedo se avete potuta utilizzare quest’ultima in termini di rilevanza rispetto alle vostre conclusioni e richieste come procura o se invece ha avuto un peso comunque nel tribunale del riesame. Questo anche per capire, anche da un punto di vista sociale, quanto peso tale documentazione abbia avuto nella definizione delle decisioni reali; se non avesse avuto alcun peso, al di là del nostro commento negativo, il discorso si chiuderebbe.

Ricordo una lettera del presidente Vendola con la quale egli chiedeva che lei lasciasse le indagini. Vorrei sapere se tale lettera ha avuto un peso nel suo rapporto con il procuratore capo della Repubblica; c’è stata una nota, comunque lei ha continuato a seguire le indagini, questi sono i fatti. Secondo lei, però, da cosa poteva essere determinata questa richiesta di Vendola che lei lasciasse in quel momento le indagini per un conflitto di competenza? Per evidenti problemi di riservatezza non le domando, anche se potremmo, in quale ambito si sta estendendo l’indagine.

Chiedo scusa per dovermi allontanare ma, insieme al Presidente, devo recarmi ad un incontro con il Ministro. Leggerò comunque il resoconto stenografico della seduta.

PRESIDENTE. Colleghi, prima di far rispondere la dottoressa Digeronimo, informo la Commissione che dovendo recarmi dal Ministro verrò sostituito nel ruolo di presidente dal senatore Mascitelli, il quale deciderà se dare la parola ad un altro commissario o ascoltare prima la risposta alle domande che sono state testè poste.

Presidenza del vice presidente MASCITELLI

PRESIDENTE. Considerando che il senatore Saccomanno ha fatto una serie di domande, se i componenti della Commissione sono d’accordo e se non hanno impegni istituzionali che li sottraggono dalla possibilità di restare in questa sede per ascoltare le risposte che la dottoressa Digeronimo ci darà con dovizia di particolari, darei subito la parola alla dottoressa in modo da avere un ordine logico nel porre le domande successive.

DIGERONIMO. Inizio dall’ultima domanda. Il 5 agosto del 2009 dall’ufficio stampa della Regione Puglia mi giunse una lettera del presidente Vendola, per la verità contemporaneamente inviata a tutti i giornali per cui potei leggerla sulle prime pagine dei quotidiani oltre che nella missiva che mi era stata recapitata. In tale lettera, il cui contenuto conoscete anche voi per cui non mi dilungo, mi si invitava garbatamente ad astenermi dalle indagini perché, ad avviso del presidente Vendola, vi era una “rete” – termine dallo stesso utilizzato – di parenti e amicizie che mi avrebbe impedito di mantenere la serenità di giudizio nello svolgimento dell’indagine. In quei giorni, venni anche fortemente attaccata – con un attacco frontale – anche da Fabiano Amati (attualmente è assessore, ma che all’epoca non lo era), il quale sosteneva che non avevo la competenza a svolgere l’indagine che stavo portando avanti, in quanto facevo parte della Distrettuale. Quindi il presidente Vendola mi invitava a lasciare quell’indagine.

Questa lettera faceva riferimento ad una “rete” di parentele e di amicizie che non ho mai capito quali fossero, perché non sono nemmeno di Bari, dal momento che i miei genitori sono di Roma, dove vivono insieme a tutta la mia famiglia, e non ho parenti né amici a Bari, nè tanto meno ne avevo in quel momento. Tutti i miei amici, infatti, erano colleghi e molti di loro quell’estate si allontanarono da me, soprattutto quelli con cui avevo un rapporto quotidiano in procura, al punto che il mio telefono non squillava più. Ero quindi abbastanza sola e francamente non ho mai capito a cosa si potesse riferire il presidente Vendola. Tra l’altro, non ritenevo opportuno chiederglielo poiché se avesse voluto interloquire con un magistrato avrebbe dovuto usare le sedi istituzionali competenti a ciò, facendo magari un esposto al CSM, con il quale chiedeva o formulava le sue rimostranze. Non avendo quindi avuto un’interlocuzione istituzionale con lui, poiché rispetto le istituzioni, in primo luogo quelle dei politici che rappresentano noi cittadini, non ho inteso rispondere al presidente Vendola, affermando semplicemente con i numerosi giornalisti che mi chiamavano che ero una persona serena, che continuava a svolgere le proprie funzioni, con l’equilibrio che mi ha sempre contraddistinta. Ove mai il presidente Vendola avesse voluto chiedermi conto in sede istituzionale – e cioè dinanzi al CSM – dei miei doveri di astensione, sarei andata a rispondere.

Ho improntato la mia vita di magistrato su tre principi fondamentali: la legge è uguale per tutti; come magistrato, nell’esercizio delle mie funzioni, sono soggetto solo alla legge e devo essere indipendente e imparziale, ma anche consapevole dei doveri che stanno alla base delle funzioni che esercito; doveri che conosco bene e che sono anche doveri di deontologia professionale e di rispetto soprattutto del capo del mio ufficio. Il procuratore dell’epoca Marzano, ovviamente, si è trovato coinvolto in una vicenda mediatica (posso definirla solo così, poiché non ha avuto risvolti in sede istituzionale) che non poteva comportare da parte sua un intervento sulla stampa, perché anch’egli avrebbe dovuto interloquire in una sede istituzionale. Il giorno dopo rimisi quindi al procuratore Marzano la delega dell’indagine, con una lettera in cui evidenziavo questa “novità spiacevole” della missiva del presidente Vendola, dicendo che non avevo assolutamente cognizione di chi fossero le persone a cui quest’ultimo si riferiva (veramente non lo sapevo e non lo so ancora oggi; ipotizzavo potesse alludere al mio ex marito, con il quale però sono separata dal 2001 e sto per ottenere il divorzio, perché è stato consigliere regionale, inizialmente con i Verdi, per poi passare alla coalizione del centrodestra); però – per rispetto del ruolo del mio capo, perché spettava a lui prendere una decisione – gli rimettevo la delega perché valutasse intanto se potevo continuare l’indagine e se c’era anche la mia competenza, visto che si diceva altresì che non ero competente a svolgere quest’indagine.

Il procuratore Marzano rispose con una missiva riservata, che ovviamente – a dimostrazione del fatto che non ho mai parlato con i giornalisti – non è mai uscita sulla stampa, anche se sarebbe stata la mia miglior difesa. Non è però mio costume interloquire con i giornalisti, tanto meno dando notizie riservate dell’ufficio, anche qualora non coperte dal segreto, com’era in questo caso. Avrebbe però potuto essere una risposta. A distanza di circa tre anni, vengo a dire qui queste cose per la prima volta, stanno agli atti dell’ufficio e sono state riferite in sede istituzionale, là dove mi è stato chiesto. Ebbene, il dottor Marzano respingeva la mia istanza d’astensione, raccomandandomi di mantenere la serenità e l’equilibrio e stigmatizzando il comportamento del presidente Vendola, che – a suo dire – non era degno della trasparenza di cui andava parlando. Mi riferisco al fatto che il procuratore Marzano diceva che quel comportamento non dimostrava affatto la trasparenza della persona del presidente Vendola e mi raccomandava di mantenere la calma e continuare le indagini, che erano difficili. Mi ribadiva inoltre la piena competenza a farle, visto che erano nate da un’indagine di criminalità organizzata, che sostanzialmente – e adesso mi ricollego alla prima parte della domanda – mi aveva visto assegnataria di un fascicolo per il quale bisognava sentire un aspirante collaboratore di giustizia, che aveva parlato di una serie di cose. Dico anche questo, perché fa sempre parte delle indagini ostensibili ed è la premessa della richiesta di misura cautelare che abbiamo avanzato. Quello è stato il momento in cui scrivendo un atto, cioè una richiesta di misura cautelare, ho ritenuto di dover dare conto anche di com’era nata quest’indagine, viste le illazioni che erano state fatte, anche se avrei potuto non farlo, perché si trattava di polemiche giornalistiche. Il suddetto aspirante collaboratore aveva parlato dei rapporti di alcuni imprenditori di Altamura con ambiti della criminalità organizzata e, intercettando uno di questi imprenditori, mi sono imbattuta nell’assessore alle politiche della salute Tedesco che interloquiva con l’imprenditore Carlo Dante Columella per la turbativa di gare d’appalto riguardanti lo smaltimento di rifiuti ospedalieri. Da lì è nato il troncone dell’indagine sulla sanità. Pertanto il procuratore mi ribadiva la prassi del nostro ufficio: non essendoci una competenza a gestire gli affari, nel senso che se non si appartiene alla Direzione distrettuale antimafia non si possono fare i processi della DDA, perché per poter trattare quei processi ci vuole una nomina ad hoc o un’applicazione del sostituto della procura ordinaria alla Distrettuale, cioè una sorta di competenza funzionale. In tutti gli altri casi però non c’è una competenza bensì una ripartizione tabellare interna degli uffici ed è prassi dell’ufficio che chi inizia un’indagine la prosegua, come mi è capitato spesso: partendo da indagini di criminalità organizzata sono arrivata a trattare fascicoli di criminalità ordinaria perché si accertavano fatti reato non di criminalità organizzata ma di competenza della cosiddetta procura ordinaria, cioè reati che nelle tabelle dell’ufficio venivano trattati da sostituti non in capo alla Direzione distrettuale antimafia. Il procuratore mi ribadiva pertanto di continuare le indagini e di mantenere la serenità, cosa che ho sempre fatto.

PRESIDENTE. Mi scusi dottoressa, ma visto il grande interesse per le sue valutazioni e dichiarazioni, immagino che altri senatori, approfittando della sua competenza in materia, vogliano porle ulteriori domande per approfondire la questione. Le chiederei pertanto di rispondere mantenendo una sintesi ragionevole in relazione all’importanza degli argomenti trattati.

DIGERONIMO. Stavo rispondendo alla domanda relativa a come ho avuto l’incarico. Io non ho avuto l’incarico nè di osservare Tedesco né di osservare dei fatti, come sosteneva il senatore Saccomanno. Ho avuto una delega per un’indagine e ho svolto l’indagine come fa qualsiasi pubblico ministero. Ovviamente non ho svolto le indagini in maniera conoscitiva ma sulla base di quelli che ritenevo essere indizi di reato e di colpevolezza, approfondendo man mano tutte le questioni trattate.

L’arco temporale dell’indagine parte dal 2008, anche se ho ascoltato persone che facevano riferimento anche a fatti anteriori, a episodi di concussione emersi dopo aver ascoltato l’ex direttore generale dell’ASL di Taranto, Urago. L’arco temporale è stato quello della prima giunta Vendola, dal 2005, con l’associazione a delinquere, alla fine del 2009, perché nel frattempo Tedesco si era dimesso ma gli effetti relativi ad alcune specifiche vicende erano proseguiti (ad esempio, gare d’appalto che si erano chiuse in un certo modo). Per quanto riguarda la rete di soggetti coinvolti, certo che abbiamo accertato se vi erano state sanzioni o premialità. Ho accertato l’esistenza di una sorta di concussione ambientale. Stiamo parlando di persone indagate quindi non voglio generalizzare. Come dicevo, dalle intercettazioni emergeva un sistema congegnato nei modi che ho appena descritto, ma poi l’indagine ha riguardato fatti reato che interessano gli indagati di questa indagine: in primo luogo, Tedesco e tutti coloro che facevano parte della sua cerchia, della sua rete. C’erano premialità e sanzioni. Ad esempio, per la nomina, oggetto di una contestazione specifica, di Valente a direttore amministrativo della ASL di Lecce, viene imposto a Scoditti (quest’ultimo è stato inserito nell’associazione a delinquere, quindi non c’è la concussione) di nominarlo entro una certa data, falsificando addirittura un documento di una delibera della giunta; gli fu detto di correggerlo a mano perché c’era un errore, in quanto Valente doveva essere nominato necessariamente prima che compisse gli anni, altrimenti non avrebbe più potuto essere nominato, tanto era importante per Tedesco avere Valente in quella posizione. Così come per alcuni direttori, non ricordo se amministrativi o sanitari, in riferimento ai quali la nomina è stata fatta prima che entrasse in vigore una legge che comportava la decurtazione dello stipendio; la nomina è stata imposta altrimenti il dirigente avrebbe subito una decurtazione di stipendio. Parlando invece di sanzioni, il direttore sanitario della ASL di Lecce, Sanapo, è stato letteralmente defenestrato da quest’ultima perché non era prono ai desiderata dell’assessore Tedesco. È stato reintegrato solo a seguito di un ricorso al TAR, ma nel frattempo avevano già nominato un altro al suo posto. Sanapo era reo di aver voluto fare spostamenti di personale che avevano dato fastidio a Tedesco perché riguardavano l’ospedale di Nardò e quindi il suo ambito di riferimento territoriale (credo infatti che egli sia di Nardò).

Lo stesso Urago, da me ascoltato, ha dichiarato di essere stato costretto a nominare il direttore sanitario amministrativo e poi di aver subito una serie di conseguenze, fino ad arrivare alla destituzione, per essersi opposto alla nomina di alcuni primari indicati da Tedesco, mentre lui invece aveva proceduto alle nomine con libera scelta. Pertanto è stato destituito. Ma come è avvenuto ciò? E’ stato destituito a seguito del noto decesso di alcuni pazienti di Castellaneta. In quel caso, dal punto di vista della forma, sembrava quasi che fosse stato destituito perché reo colpevole di qualche negligenza nel suo ruolo. Io volli accertare che non vi fosse stata un’utilizzazione da parte di Urago delle dichiarazioni quasi a scopo ritorsivo per ciò che era successo. In quel caso infatti fu creata una commissione di indagine presieduta dal consulente di Vendola dell’epoca, Fiore, che stabilì che vi erano state delle negligenze. Sulla base di ciò Urago venne rimosso e al suo posto venne nominato il dottor Colasanto. Ebbene io ho esaminato tutte le carte relative alla vicenda di Castellaneta, non solo l’istruttoria amministrativa fatta dalla Regione Puglia ma anche quella fatta dalla procura di Taranto, e non ho trovato nulla che potesse essere imputabile ad una negligenza del direttore generale Urago. Molti atti, infatti, erano stati realizzati prima del suo insediamento e poiché la stessa procura di Taranto aveva alla fine archiviato la sua posizione rinviando a giudizio una serie di persone davvero responsabili della vicenda, ho avuto, quindi, in negativo la dimostrazione che effettivamente la grande avversione nei confronti di Urago era determinata da altro. È chiaro che sono stati fatti accertamenti ed indagini per acclarare tutto questo e per acquisire più elementi possibili.

Sulle stabilizzazioni ricordo la vicenda di un certo Zambetta, che si opponeva, nella ASL di Bari, a Tedesco e che costituiva comunque un ostacolo nel compimento di azioni a quest’ultimo gradite. Ebbene, a costui viene impedita la stabilizzazione. Tutto ciò è documentato nelle indagini. Quindi, è emerso che chi diceva “sì” veniva premiato e chi diceva “no” veniva spesso punito.

L’avvocato Lea Cosentino, della ASL di Bari, è indagata nell’ambito della mia indagine avendo ricevuto l’avviso di concussione per un reato accertato nel corso di questa indagine. Ovviamente la Cosentino non rientrava nell’associazione a delinquere che io contestavo a Tedesco perché aveva altri punti di riferimento. La sua posizione quindi è stata analizzata in altre indagini, che non erano gestite da me, però ha collaborato dicendo una serie di cose in un paio di interrogatori. Dalle intercettazioni si evinceva il suo profondo astio verso Tedesco ed effettivamente la Cosentino ha dichiarato di aver ricevuto tutta una serie di pressioni da parte dell’entourage dell’assessore Tedesco, soprattutto a seguito della vicenda relativa alla sua possibile nomina ad assessore, nel momento in cui Vendola voleva sostituire Tedesco con lei. La Cosentino diceva di aver avuto una serie di pressioni dall’assessorato: ha dichiarato che Malcangi sostanzialmente glielo diceva in faccia. La Cosentino, che non è certo teste nel mio processo, ma che è indagata, ha fatto dichiarazioni perfettamente riscontrate dall’attività d’intercettazione portata avanti e che quindi sono state ritenute credibili, in primis dalla procura quando ha chiesto la misura, ma anche dal tribunale del riesame, che lo dice espressamente.

Con riferimento al dato morale, come ci siamo comportati? Un magistrato fa le indagini e accerta reati, ma se poi questi non sono configurabili, magari perché non si raggiunge la prova che consente un processo e un rinvio a giudizio, il magistrato archivia. Per alcuni fatti, che avevano comportato indagini, abbiamo dovuto accertare se vi era la prova di un reato. Quando parlo di reato, parlo di elemento oggettivo del reato e di elemento psicologico, di una serie di tasselli che devono essere integrati sotto il profilo probatorio. Talora manca uno di questi tasselli, come spesso accade per l’elemento psicologico, che è stato determinante in questa vicenda. Una cosa, infatti, è l’elemento psicologico della concussione, dell’abuso d’ufficio, della corruzione: in quest’ambito, le intercettazioni che erano in corso e che avevamo portato avanti – perché ci eravamo trovati nel corso di quest’attività tecnica – hanno puntato i riflettori sull’assessore Tedesco, facendo venire in luce tutta una serie di elementi che hanno consentito di dimostrare, di accertare gli elementi della fattispecie sotto il profilo probatorio. Là dove non siamo riusciti (a prescindere dal discorso morale che poi non è tale, perché ho parlato di tecnica dello spoil system, ma è chiaro che il confine è labile; si discute molto anche sul fatto se lo spoil system sia reato o meno), è chiaro che si è archiviato.

ASTORE (Misto-ParDem). Sullo spoil system vi sono sentenze sulla Lombardia, dottoressa Digeronimo, ma non credo che debba giustificarsi con noi, come Commissione di indagine abbiamo altri compiti.

DIGERONIMO. Infatti non credo che sia così.

ASTORE (Misto-ParDem). Qualche volta, però, nel suo atteggiamento di risposta forse impropriamente mi è sembrato di cogliere questa sfumatura.

DIGERONIMO. Questa è una sua sensazione.

ASTORE (Misto-ParDem). Certo, è una mia sensazione. So come ha condotto queste indagini, perché le ho lette, come pure ho letto la sentenza del tribunale del riesame su Tedesco, perché abbiamo votato in Aula su determinati fatti ed era allegata agli atti.

Le faccio innanzitutto una richiesta, perché in quanto senatore ritengo di dover collaborare per cambiare il sistema, che è quello che è, non solo in Puglia. Anzi, si scopre quasi niente nel dire che i direttori generali vengono nominati così e che in alcune Regioni – per esempio, nella mia – pure per spostare un infermiere c’è bisogno del presidente della giunta e dell’assessore. Credo che sia così un po’ dovunque, purtroppo ora questo sistema ha invaso anche il Nord.

 

Vorrei chiederle se potesse scriverci, con comodo, in un momento successivo, alcune sue riflessioni per cambiare la legislazione. L’ho chiesto anche al procuratore di Pescara, perché credo sia nostro compito rivolgerci a voi che avete toccato con mano questi reati.

Vengo alla prima domanda. Sarò leale: il procuratore Laudati, l’anno scorso, ha parlato del 25 per cento di indagini svolte (a ottobre 2010). Può dirci a che punto siete arrivati e se state conducendo altre indagini? Se l’hanno scorso eravate arrivati al 25 per cento, mancava il 75 per cento. Questo è quanto ci ha detto il procuratore Laudati l’anno scorso.

Se ne ha la competenza, può riferirci la posizione esatta del presidente Fitto nelle indagini, dal momento che ci interessiamo degli ultimi dieci anni e non solo del 2008?

DIGERONIMO. Non la conosco, ma so che c’è un processo in corso.

ASTORE (Misto-ParDem). Allora, se non è di sua competenza, lo chiederò ad altri.

Questa mia seconda domanda è legata alla seguente: le sue riflessioni portano a considerare trasversalismi di potere nella gestione della sanità nella Regione Puglia, come in altre Regioni? Ordinariamente la corruzione non è mai di una sola parte politica, ma spesso e volentieri è o tollerata o condivisa da altri. Almeno nella mia esperienza è così; ho fatto l’assessore e mi hanno cacciato, quindi conosco quei meccanismi.

Infine, con riferimento alle dicerie, agli ammiccamenti, allo stesso discorso di Tedesco in Aula su Vendola, vorrei sapere – credo che la nostra Commissione debba chiarire questo fatto – qual è la posizione di Vendola. Mi pare infatti che ci sia un atto di ordine giudiziario molto chiaro, anche se credo che la sua posizione sia stata archiviata. Là dove si dice, ad esempio, che il presidente Vendola sapeva: lo dico con estrema lealtà, perché dobbiamo chiudere questa vicenda dato che spesso e volentieri questi fatti vengono utilizzati per scopo politico.

Avrei voluto rivolgerle un’altra domanda, sui rapporti tra Berlusconi, Tarantini e altri, ma mi pare di aver capito che non se ne è occupata.

D’AMBROSIO LETTIERI (PdL). Signor Presidente, siccome la mia domanda ha affinità ed è contigua rispetto all’oggetto di quella formulata dal collega Astore, potrebbe giovare alla dottoressa Digeronimo rispondere con un unico intervento.

Mi si lasci intanto esprimere una riflessione in ordine al contenuto dell’audizione odierna, che per me che ho letto gli atti aggiunge molto poco. D’altra parte, come ha detto il presidente Marino in apertura, abbiamo ascoltato la dottoressa Digeronimo per avere un’opportunità d’interlocuzione. Probabilmente è dalla parte dell’interlocuzione – cioè questa che si sta svolgendo adesso – che possiamo avere qualche elemento in più, rispetto a quanto abbiamo già saputo e che la dottoressa Digeronimo ha avuto il merito di riassumere con puntualità e precisione, facendo emergere anche un solido approccio di serietà e riservatezza, elementi sui quali si basano anche il consenso e il rispetto di cui la dottoressa Digirolamo gode, e non soltanto in ambito giudiziario. Mi stupisce e mi rammarica il fatto – come lei, dottoressa Digeronimo ci ha detto – che il rapporto di interlocuzione con i suoi colleghi si sia addirittura spento. Mi farebbe piacere capire se per motivi di rispetto alla delicatezza dell’indagine da lei condotta o se per motivi diversi. Ho letto una nota di doglianza e di rammarico in questo suo riferimento.

Entrando nel merito della questione, desidero porre due domande che si riallacciano a quanto detto dal collega Astore. Vorrei sapere in che misura le dichiarazioni registrate dalla stampa ciclicamente formino oggetto di una valutazione da parte dell’organo inquirente. “La Gazzetta del Mezzogiorno”, nell’edizione del 29 settembre, racconta, con riferimento ad alcune specifiche intercettazioni, di rapporti tra persone politiche che non sembrerebbero attinte da alcun provvedimento o almeno alcune di esse. Eppure si parla di rapporti accertati attraverso un’attività di intercettazione. Mi farebbe piacere capire cosa avviene quando sulla stampa si legge che, a seguito di accertamenti e riscontri ottenuti tramite intercettazioni, esistono rapporti fra vari soggetti che svolgono funzioni anche pubbliche e che non sembrano, per la conoscenza che se ne ha, attinti da provvedimenti o sottoposti ad indagine. Vorrei capire se la procura della Repubblica in questi casi accerta la veridicità e la fondatezza di quelle informazioni, se apre specifiche indagini.

“Il Giornale” del 4 ottobre scrive: “Tedesco inguaia Nichi: Vendola sapeva.” Riporta la notizia secondo cui l’ex assessore alla sanità “informava puntualmente il governatore riguardo alla gestione su ogni vicenda relativa alla sanità”. Nota di riscontro di questo si ricava da un’audizione pubblica resa presso questa Commissione il 21 settembre 2010 dall’avvocato Cosentino, la quale fa riferimento a sollecitazioni costanti in merito a nomine primariali e a gestione di appalti che le sarebbero provenute da fonte politica. La Cosentino cita esplicitamente i soggetti attori di queste sollecitazioni indebite e riferisce anche della conoscenza dei fatti da parte dei massimi vertici politici. Vorrei sapere quindi se la procura conosce questi aspetti, li ha presi in esame facendone oggetto di una apposita valutazione.

Concludo ricordando che presso questa Commissione, su mia iniziativa, è stata audito il presidente dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. In una delle deliberazioni assunte dall’Autorità viene contestata qualche decina di procedure d’appalto perché viziate da irregolarità. Nel documento conclusivo l’Autorità, fra gli altri punti deliberati, stabilisce di inviare la delibera alla procura della Repubblica; parliamo di appalti per svariate decine di milioni di euro inerenti la ASL Bari 4. Vorrei sapere se tutto ciò ha formato oggetto di indagine, se ne è lei la titolare o se è a conoscenza di specifiche attività inerenti le contestazioni mosse dall’Autorità, anche con riferimento ad affidamento di incarichi senza gara e a proroga di termini di gare scadute.

Vorrei concludere con una sorta di interpretazione autentica del pensiero del collega Saccomanno: quando parlava di premialità e sanzioni, il riferimento era alla situazione ex post: un direttore generale rimosso, si è saputo dove è poi andato?

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Vorrei porre soltanto due domande su questioni già lette sui giornali e sugli atti doverosamente a nostra disposizione. Proprio tenendo conto del fatto che lei ha sottolineato che il suo arco di indagine riguarda gli anni tra il 2005 e il 2009, non posso che soffermarmi su quel periodo chiedendole anch’io come interpreta questa differenza di trattamento giudiziario tra il presidente Vendola e l’assessore Tedesco per situazioni che sembrerebbero – uso il condizionale – coinvolgerli, almeno in ipotesi, allo stesso livello.

Al riguardo abbiamo ascoltato in questa sede anche la dottoressa Cosentino e il dottor Laudati. Quest’ultimo, se ricordo bene, quando fu audito, alla fine del 2010, disse che entro un anno e mezzo o due anni sarebbe venuto a capo dell’intera vicenda. Come abbiamo letto sui giornali ma anche in qualche altro atto, questa vicenda era piuttosto articolata e di competenza di diversi magistrati; successivamente, con la presenza del dottor Laudati, sarebbe stata ricondotta ad unum per avere una visione più completa della situazione. Su questo il dottor Laudati, su nostra richiesta, disse che per venire a capo della vicenda avrebbe avuto necessità di almeno un anno e mezzo di tempo. Sappiamo bene che ci sono ancora giudizi in itinere, che sono ancora nella prima fase: naturalmente, la giustizia ha i suoi tempi.

Poiché lei ha parlato dei rapporti che si sono evidenziati con diversi imprenditori, tra cui Columella, è evidente che non si tratta soltanto della gestione diretta e immediata della sanità quanto piuttosto di una sorta di indotto intorno alla sanità, che riguarda il tema dei rifiuti e delle diverse gare per servizi per milioni di euro, prorogate, come abbiamo avuto modo di verificare dagli atti a nostra disposizione, con termini anche corretti a mano, il che, per chi è stato amministratore, suscita più di qualche perplessità.

Essendo di Lecce, mi sono doverosamente interessata dei problemi della mia città, la cui ASL non è stata immune da diverse osservazioni, tra cui due per tutte: la proroga di una gara di 30 milioni di euro (che è abbastanza pesante, di cui ho letto in alcuni atti e che – se non sbaglio – è stata ricordata anche in un interrogatorio al presidente Vendola) e anche di una gara per l’archiviazione informatica. Di quest’ultima si è parlato poco in tale vicenda, ma mi sembra molto interessante perché vi sono stati diversi interventi nella nostra Regione sui sistemi di archiviazione informatica. Mi piacerebbe dunque sapere se è un filone che lei ha trattato o se eventualmente sa se comunque è trattato da un altro magistrato.

Mi astengo dal farle altre domande, anche se potrei chiederle se si è fatta un’idea su quello che in maniera immaginifica il presidente Vendola ha definito una sorta di “ecumenismo sanitario”.

DIGERONIMO. Che significa?

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Lo ha detto a lei, dottoressa Digeronimo, in uno degli interrogatori.

DIGERONIMO. Nei verbali cerco di andare al sodo, quindi non ricordavo questo particolare.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Veramente mi sembrava che questo fosse il sodo, perché quando il presidente Vendola diluisce le responsabilità è ecumenico anche nel parlare. A parte le opacità e i fatti antropologici, c’è stata anche questa definizione di un “ecumenismo sanitario” per quello che riguardava l’ASL di Lecce. Quando lei gli ha chiesto della vicenda di Caracciolo, Sanapo e Valente, Vendola ha parlato come se non si trattasse di un fatto di adesso, ma di una cosa che si trascinava chissà da quanto tempo rispetto ad un territorio che vedeva, secondo lui, una sorta di ecumenismo.

DIGERONIMO. Signor Presidente, cercherò di essere sintetica, anche se le domande sono articolate. Quando mi chiedete perché c’è una differenza di trattamento tra Vendola e Tedesco devo entrare in un ambito specifico e squisitamente tecnico, altrimenti come faccio a farmi capire (prima ho tentato in parte di spiegarlo)? Intanto, per quanto riguarda le indagini, non so se siamo al 25 o al 50 per cento: tra l’altro, è il procuratore che ha il polso della situazione di tutta una serie di indagini; queste sicuramente non sono finite, ce ne sono altre in corso che riguardano aspetti veramente molto delicati, a mio avviso. Questa audizione è secretata, tuttavia non vorrei parlare di atti coperti dal segreto, da un’indagine che comunque è in corso, dato che c’è ancora da approfondire tutta una parte che, anche nell’indagine che ho gestito con i colleghi, è stata stralciata. Sono rimasti in parte alcuni riferimenti in quell’indagine, che però riguarda problematiche attinenti agli accreditamenti e quindi soprattutto al settore della sanità privata. C’è rimasto qualcosa nell’indagine che è stata conclusa, però non posso andare oltre, perché c’è il segreto su questa indagine; così come credo che ce ne siano anche altre in corso, che hanno visto approfondimenti che riguardano soprattutto i rapporti con gli imprenditori, la partecipazione alle gare. E’ vero che c’è stata tutta una serie di proroghe. Era il sistema quello delle proroghe; non c’era il sistema della gara, ma quello delle proroghe, utilizzato in maniera indiscriminata; abbiamo accertato che in alcuni casi era utilizzato proprio per mantenere nel servizio certi imprenditori. Era quindi un sistema che serviva ed era funzionale a determinati interessi, ossia quelli degli imprenditori della sanità, dei quali Columella è un esponente. Quando parliamo di Columella, infatti, parliamo anche di smaltimento dei rifiuti ospedalieri; quindi le gare che lo riguardavano erano quelle. Così come una serie di altri imprenditori che operavano e operano nel settore della sanità. Così come per le gare d’archiviazione informatica. C’è una serie di interessi imprenditoriali che facevano capo al settore sanità. Come ho detto prima, questa era la rete, la catena: politici di riferimento, amministratori pubblici ed imprenditori che partecipano alle gare. In tutto questo, abbiamo visto anche le nomine dei primari e tutto ciò che fa parte del mondo della sanità. Le indagini sono sicuramente complesse, delicate, che comunque hanno i loro tempi.

In risposta alla domanda se questo fenomeno fosse trasversale, posso solo dirvi, non avendo avuto alcun ruolo nell’indagine sull’allora presidente della giunta regionale Fitto che è stata portata avanti da altri colleghi, che adesso è a dibattimento. So che da un’iniziale imputazione di associazione a delinquere, che non so se avesse visto un giudicato cautelare o meno (bisogna che lo chiediate ai colleghi, ma non credo che il tribunale del riesame si sia pronunciato), dinanzi al Gup è stata emessa sentenza di non luogo a procedere con riferimento all’associazione a delinquere, mentre c’è stato un rinvio a giudizio per altri reati. Non so se da quell’indagine, che credo sia un buon punto di osservazione per quegli anni di giunta, emerge questo fenomeno sistemico che invece emerge dalle indagini in corso che hanno riguardato il periodo dal 2005 al 2010. Bisognerebbe leggere quelle carte. Certo delle contiguità ci sono; ad esempio, nell’indagine iniziata nel 2001 a carico di Tarantini, la famosa indagine che inizialmente gestiva Michele Emiliano, poi continuata dal collega Roberto Rossi, e che ha trovato la luce con il rinvio a giudizio fatto di recente (mi pare nel 2010). Si tratta dell’indagine nella quale sono imputati Greco ed esponenti del centrodestra, insieme a Tarantini. Là emergeva la figura di Giuseppe Tedesco, che era socio di Tarantini. Tedesco non è stato né indagato né denunciato né rinviato a giudizio, emergeva però una forte rete di interessi comuni e, in alcuni casi, emergeva anche il ruolo di Tedesco che, per garantire i propri figli e gli interessi delle loro società, mi pare si rivolgesse in quel caso a Greco, che all’epoca doveva essere consigliere regionale. Si tratta di piccoli accenni di trasversalismo, per quello che ho potuto verificare. Questa parte dell’indagine del 2001 relativa a Tarantini e Tedesco, non ha trovato sbocco processuale per Tedesco. L’indagine è andata avanti solamente su Tarantini e l’ho utilizzata, acquisendo copia degli atti, proprio per evidenziare come da vecchia data vi fosse questo conflitto, anche d’interessi, di Tedesco nel mondo della sanità. Per il resto dovete prendere le carte relative all’altra indagine e verificare.

Per quanto riguarda i rapporti con i colleghi della procura, ho tuttora rapporti sereni con tutti. Ho notato certamente che dal momento in cui ho iniziato questa indagine sono rimasta abbastanza sola. Non so cos’altro dire. Sarebbe meglio chiedere ai miei colleghi il perché di questo. Ho lavorato serenamente con i colleghi Quercia e Bretone, nonostante avessimo una differente opinione su alcune questioni. Una di queste è stata era proprio la vicenda dell’abuso d’ufficio contestato a Sanapo. Io ritenevo che in quel caso, e solo in quello, vi fosse un concorso di colpa nell’abuso d’ufficio del presidente Vendola. Loro hanno ritenuto che non vi fosse e poiché si trattava dell’interpretazione giuridica di una condotta rispetto a quello che viene definito “differente trattamento”, mi sono rimessa – come deve avvenire in un collegio di magistrati, a meno che non vi sia un conflitto insanabile per cui uno dei magistrati rimette la delega – alla valutazione della maggioranza dei colleghi, essendovi anche un controllo del giudice che si doveva pronunciare sulla richiesta di archiviazione. Ho pertanto ritenuto, trattandosi di una diversa interpretazione giuridica ed essendovi due colleghi che la pensavano diversamente da me, che fosse giusto in quel momento aderire ad un’unica opinione e rimettere al Gip la valutazione con una richiesta di archiviazione motivata. Abbiamo avuto un giusto confronto, come è normale tra colleghi.

Semmai la difficoltà che ho incontrato è nata dal fatto che alcune carte le abbiamo ottenute con grande ritardo. Ad esempio, l’intercettazione dell’Hotel De Russie, che reputo molto importante come punto di partenza e che necessitava dell’approfondimento di una serie di aspetti, in realtà l’abbiamo avuta molto tardi. Si trattava di un’intercettazione estremamente utile per le indagini e nonostante il coordinamento non ne abbiamo avuto conoscenza.

Per il resto chiedete ai miei colleghi. I rapporti con i giudicanti sono ottimi, ma è vero che in procura ho notato questo raffreddamento di amicizie che prima mi sembravano solide. La motivazione non la conosco e non dovete chiederla a me. Continuo a svolgere il mio lavoro e a fare la mia vita come sempre, serenamente, parlando e confrontandomi con tutti i colleghi.

Per quanto concerne il differente trattamento tra il presidente Vendola e l’assessore Tedesco, credevo di averlo già spiegato ma probabilmente non sono stata chiara. A mio avviso non vi è stata alcuna differenza di trattamento. Torno a dire, che ogni magistrato ha il suo modo di lavorare e di intendere la prova di un reato. Dico ciò perché a volte mi capita di leggere sui giornali notizie su indagini, richieste di misure cautelari o di rinvio a giudizio su fatti per i quali, da quanto emerge nelle carte, a mio avviso non hanno raggiunto un livello probatorio tale da consentire di avanzare tali richieste. Quindi è evidente che ognuno ha una sua valutazione della portata probatoria degli elementi che sorreggono un fatto di reato. Porto un esempio. Personalmente non reputo degno di ingresso in un processo il principio “non poteva non sapere”, nel senso che non si prova un reato dicendo “non poteva non sapere”. Il magistrato deve dimostrare che per quel reato quella persona non solo sapeva ma che c’è stato un apporto dell’elemento psicologico (il dolo), c’è stato il comportamento oggettivo e tutti gli elementi del reato. Se non ho questo chiedo l’archiviazione perché io vado al processo, porto una persona al processo, solo se ho delle prove che mi fanno ritenere che quella persona possa essere condannata. Io ragiono così, faccio il pubblico ministero così e in questi otto anni ho chiuso 50 processi, solo di criminalità organizzata, ottenendo più di 600 condanne.

E’ quindi mia convinzione di non aver adottato un diverso trattamento. E perchè ciò non è in contrasto con quanto detto dall’avvocato Cosentino o da altri? E’ ovvio che Vedendola in molti casi veniva informato da Tedesco. Questo si evince dalle intercettazioni. Ma il fatto che Tedesco avesse destituito il direttore sanitario per ottenere che nell’ospedale di Nardò venisse ampliato il numero delle gare di ortopedia per favorire i suoi interessi privati è diverso (possiamo prendere proprio il caso di Sanapo che era l’unico in cui avevo dei dubbi, cioè ritenevo vi fosse una partecipazione), sotto il profilo penale, dall’essere coinvolti in una spartizione politica dei posti. E’ il discorso che facevo prima. Abbiamo contestato a Tedesco una serie di episodi in cui non c’era solo, a mio avviso, una indebita intromissione del politico nell’amministrazione della cosa pubblica, eticamente non condivisibile ma finalizzata semplicemente ad un sistema di spartizione di posti, di poltrone. A Tedesco abbiamo contestato episodi in cui per l’abuso d’ufficio c’era il profitto, in cui per la concussione c’erano comunque l’interesse e la costrizione e la minaccia, in cui per la corruzione c’era il prezzo e il profitto, in cui nella turbativa d’asta c’erano tutti gli elementi della fattispecie penale. Non sono stati accertati quegli elementi a carico di Vendola in quelle ipotesi di reato, tranne – lo torno a dire per dimostrare la totale trasparenza – nell’ipotesi della destituzione di Sanapo, dove effettivamente ci sono intercettazioni in cui Tedesco insieme a Vendola concordavano di destituire questa persona. Solo che Tedesco lo faceva per un interesse personale mentre per Vendola ciò non è stato riscontrato; c’era un concorso nell’abuso d’ufficio perchè c’era il danno per Sanapo, illegittimamente destituito, tant’è che viene poi reintegrato dal TAR. Quindi, a mio avviso, poteva esservi un concorso, cosa che gli altri colleghi non hanno ritenuto esservi. In tutti gli altri casi per Tedesco si è ragionato nello stesso identico modo. Si è dovuta dimostrare, come è normale, l’esistenza di tutti gli elementi della fattispecie penale. Certo che Vendola sapeva e questo emerge dalle intercettazioni. Vendola dice chi deve andare a fare il direttore sanitario amministrativo. Vendola lottizza insieme agli altri e questo non lo dico io in questa sede è nelle carte, leggetele, è scritto là. Non lo devo dire io. Io non do giudizi politici. Io faccio il magistrato e devo contestare reati e per quanto riguarda quella parte delle indagini – quella parte delle indagini – le cose erano e sono così.

Quindi, non c’è nessun differente trattamento, perché se io avessi avuto elementi di colpevolezza del presidente Vendola su fattispecie penalmente rilevanti, io mi sarei comportata nello stesso modo in cui come mi comporterei con qualsiasi indagato.

D’AMBROSIO LETTIERI (PdL). Dottoressa Digeronimo, se risponde così interpreta le nostre domande come un segno di mancata cortesia nei suoi riguardi. Non è affatto così.

DIGERONIMO. Il fatto è che questa storia torna. Voi dite che la percepite come una mia giustificazione. Io qui sto giustificando il mio lavoro.

D’AMBROSIO LETTIERI (PdL). Noi non avevamo assolutamente la volontà di metterla in difficoltà.

PRESIDENTE. Confermo quanto il senatore D’Ambrosio Lettieri sta dicendo. D’altronde, la dottoressa Digeronimo sta spiegando in maniera impeccabile quella che è la competenza del magistrato rispetto a delle valutazioni più ampie. DIGERONIMO. Presidente, ribadisco che ognuno fa il magistrato come ritiene giusto farlo. Io faccio il magistrato credendoci. L’ho detto inizialmente, proprio per dare un messaggio che chiarisse chi sono io. Poiché ogni persona è, si mostra, e vive la propria vita in base a quelli che sono i suoi valori. Quando sono entrata in quest’Aula, perchè voglio dare un contributo, perchè ritengo di trovarmi in una istituzione che merita grandissimo rispetto, istituzionale come magistrato e come cittadina italiana, ho detto che sono un magistrato che svolge le sue funzioni basandosi su tre principi fondamentali: sono soggetta solo alla legge; la legge è uguale per tutti; per me è sacrosanta l’imparzialità, l’indipendenza e la terzietà di un giudice, anche pubblico ministero. Ho detto questo per dare un messaggio su come la penso. Che altri interpretino le proprie funzioni in una maniera diversa, non mi interessa. Io non vado a un processo se penso che tu debba essere assolto. Poi, puoi anche essere assolto perché mi porti le prove che sei innocente, ma se io non sono sicura della piattaforma probatoria che porto, archivio. Faccio questo per ogni ipotesi di reato e per ogni indagato. Non vi è alcun timore, neanche reverenziale. Tant’è che ho sentito il presidente Vendola a luglio (o a giugno, ora non ricordo), in quel famoso verbale dove si parla di ecumenismo della ASL, come persona informata sui fatti. Per la verità, speravo anche in un certo contributo collaborativo alle indagini, proprio per quanto veniva fuori dalle intercettazioni. Tant’è che gli feci anche ascoltare queste intercettazioni, gliele contestai, quasi per dirgli di darmi delle spiegazioni. Tale contributo non c’è stato perché in quel verbale, molto lungo (a volte, ho avuto anche difficoltà a seguirlo, perché le sue risposte erano molte articolate), egli giustificava ogni cosa. Io l’ho sentito come persona informata sui fatti proprio perché volevo andare fino in fondo, volevo distinguere bene le responsabilità, volevo avere delle risposte a delle domande che, legittimamente, da magistrato, mi ponevo. Sono andata a verificare se vi erano dei finanziamenti nei bilanci dei partiti, ma non per fare il colpo di scena, come qualcuno ha scritto e pensato. Veniva infatti fuori dalle indagini, ed era evidente, che vi erano dei finanziamenti da parte di questi imprenditori. Ora, siccome la legge sul finanziamento illecito prevede che questi debbano essere dichiarati, mi vorrete far riscontrare se per caso questi finanziamenti ci sono stati oppure no?

Io ho tentato di condurre una indagine, anche con grande rispetto per i miei interlocutori, finendo sempre, costantemente, sul giornale, non sulla base di atti coperti dal segreto. Posso dire infatti che le intercettazioni che sono uscite hanno riguardato un decreto di perquisizione, in cui erano state rese ostensibili alle parti. Ed era solo una parte, perché non è mai uscito nulla di quelle intercettazioni se non a chiusura delle indagini.

Ovviamente, noi andavamo ad acquisire la documentazione alla ASL e i giornali (per tornare al tema dei giornali) ci scrivevano sopra cumuli di notizie e anche di valutazioni, che erano però dei giornalisti. Voi non troverete una mia dichiarazione nel corso di questi tre anni di indagini, in nessuna pagina di giornale, a nessun giornalista. Non ho mai parlato, non ho mai fatto dichiarazioni, a fronte comunque di attacchi violentissimi che ho ricevuto a mezzo stampa. Mi sono sempre trincerata, come era mio dovere fare, perché se non si è in grado di sopportare questo peso sulle spalle non fa il magistrato ma un altro mestiere. Vi sono onori e oneri nel fare questo mestiere e tra gli oneri vi è anche quello di stringersi nelle spalle e di andare avanti nonostante tutto. Questo è un preciso dovere del magistrato.

Io non ho detto nulla neanche quando mi è stata negata la tutela del CSM. E non ho detto nulla perché ritengo che un magistrato non possa essere turbato nella sua serenità, nell’esercizio delle sue funzioni, da attacchi esterni. Se egli viene turbato, infatti, vuol dire che non può fare il magistrato. Quindi, io non avevo nulla da chiedere. Non hanno voluto darmi la tutela; l’hanno data in tanti altri casi ma, in quel caso, non hanno voluto darla. Io ritengo, però, che fosse mio preciso dovere mantenere serenità ed equilibrio. Non avevo bisogno della tutela del CSM, perché so quali sono le mie funzioni e i miei doveri, perché ho una struttura mia che mi consente e mi attrezza per fare questo lavoro. Gli attacchi sono stati, però, fortissimi; nonostante questo sono rimasta in silenzio e – devo riconoscerlo – anche abbastanza isolata. Le motivazioni, ovviamente, non le conosco.

Detto questo, ritengo che non vi sia stata alcuna differenza di trattamento. Ovviamente, se le responsabilità ci sono rispetto al “non poteva non sapere” e rispetto al “sapeva e non ha fatto nulla”, queste sono responsabilità di tipo diverso. Sono responsabilità politiche, di altro tipo. Non sono responsabilità penali, fermo restando che ci sono tante indagini in corso di cui non si può parlare. PRESIDENTE. Dottoressa Digeronimo, la ringraziamo per le sue argomentazioni, esaustive, importanti e utili per il lavoro della Commissione.

Mi consenta di farle una brevissima domanda, con una piccola e altrettanto breve premessa. A me, personalmente, lei ha dato una certezza e un elemento di confusione. La certezza è che le intercettazioni, come strumento d’indagine, sono uno strumento preziosissimo perché, attraverso le intercettazioni, lei e insieme a lei tanti magistrati in Italia, si mettono in risalto situazioni che si conoscono. Come avvengono le nomine dei direttori generali, dei direttori sanitari, dei direttori amministrativi, dei primari – e non da ieri, purtroppo – è materia conosciuta, ma spesso non documentabile.

L’elemento di confusione è che, mentre la sentivo parlare, mi sembrava che lei stesse descrivendo la situazione della Regione Abruzzo o, per il senatore Astore, che lei stesse descrivendo la situazione della Regione Molise. Quindi, indubbiamente lei ha dato, e per questo riconosciamo un merito al suo lavoro, uno spaccato di quella che è la sanità in tutta Italia, e non solo in uno spicchio di essa o in una Regione quantunque importante. Per noi ciò sarà di grande e straordinaria utilità ai fini della relazione conclusiva sulle inchieste sul fenomeno della corruzione.

Le rivolgo una domanda che è un po’ una sintesi rispetto a quanto le era stato chiesto dal senatore Saccomanno e dal senatore Astore, circa l’arco temporale o la continuità o gli eventuali elementi di diffusione di questi fenomeni. Le faccio tale domanda, però, dopo che lei ha spiegato alla Commissione, in maniera impeccabile, la differenza esistente tra ciò che è penalmente perseguibile e ciò che è eticamente immorale o amorale o, comunque, fa parte di un mondo ancora sommerso. La domanda è la seguente. Nei lunghi anni in cui ha svolto le sue indagini, ha avuto la percezione che questi reati si innescassero in un sistema ambientale già connivente e colluso oppure che fossero situazioni marziane, che venivano calate per la prima volta in un ambito territoriale? A partire dall’esempio più banale, la nomina del primario per motivi politici, le sembrava che ci fosse quasi un’assuefazione da parte del mondo medico-sanitario o questa veniva vista quasi come una violenza? Così anche l’appalto pilotato o prorogato si calava in una situazione ambientale già favorevole o ha visto funzionari e dirigenti correre immediatamente in procura per lamentarsi di un qualcosa che rappresentava un elemento di novità rispetto al passato storico della Regione? Mi rendo conto del fatto che la domanda esula dalla sua funzione di magistrato, ma a noi può essere utile la sua risposta per conoscere la percezione della sua esperienza, considerando il fatto che lei è stata audita qui non solo per i fenomeni della corruzione in quanto tali e penalmente perseguibili, ma anche della corruzione intesa in senso lato, come mala gestione della sanità. Terrei quindi a conoscere la sua percezione conclusiva del fenomeno.

DIGERONIMO. Signor Presidente, precedentemente ho dimenticato di rispondere ad una domanda sull’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Ho ricevuto una richiesta di informazioni, che però non specificava gli appalti – quindi non so se poi quella nota sia arrivata in procura e l’abbia avuta il procuratore – anche perché era generica. Ovviamente, all’esito dell’indagine, trasmetterò la richiesta di rinvio a giudizio, con le carte per le eventuali iniziative di competenza di quell’ente.

Per quanto riguarda, invece, eventuali responsabilità contabili, alcune carte sono state trasmesse alla Corte dei conti, mentre altre verranno trasmesse a conclusione di questa parte dell’indagine. Comunque noi ci poniamo anche il problema del recupero.

Per quanto concerne, invece, la domanda conclusiva, dal momento che avevo una parte d’osservazione – seppur limitatissima – sull’indagine di cui parlavo prima, quella iniziata nel 2001 a carico di Tarantini, con le intercettazioni con Giuseppe Tedesco, che però non è stato indagato, ho potuto notare, come dicevo, che questo modus operandi esisteva anche all’epoca (il primario «x», gradito al tale politico), già risultava in alcune intercettazioni di Tedesco, il quale ne parlava con esponenti che all’epoca credo fossero di una giunta di centrodestra, raccomandando il proprio medico di riferimento. Ho però colto una differenza rispetto a come mi hanno riferito certe cose le persone che sono state sentite come persone informate sui fatti, ossia la degenerazione di questo sistema, al punto tale che non c’era più spazio per la legalità. Questa è la sensazione che ho avuto da quelle indagini, dalle quali emerge proprio la degenerazione di fenomeni che sono diventati sistema, creando tra l’altro effetti disastrosi sotto il profilo del deficit di bilancio. Da alcune conversazioni, si evinceva appunto l’esistenza di un grosso deficit nel bilancio, emergeva questa preoccupazione, a causa dell’enorme dissipazione di risorse pubbliche. Ci sono intercettazioni in questo senso.

Per affermare con certezza una cosa del genere, però, si dovrebbero prendere tutte le carte delle indagini e fare un quadro conclusivo. Comunque la sensazione che ho avuto ascoltando persone interne al settore della sanità, è che sia stato un crescendo nella corruzione, dove addirittura c’era sfiducia da parte di chi sapeva di non poter fare nulla senza santi in paradiso. Mi sono arrivati centinaia di anonimi di persone che, quando hanno letto notizia dell’indagine in corso, hanno iniziato a scrivere di tutta una serie di magagne commesse e di lamentele – alcune delle quali magari anche non fondate -, il che dà sicuramente la misura di quanto malessere avesse portato questo sistema alle persone che lavoravano all’interno. Ad esempio, mi arrivavano anonimi con la segnalazione dei primari che sarebbero stati nominati e questo effettivamente si verificava. Non posso dire se questo corrisponda ad una parte politica piuttosto che all’altra, perché non ho gli elementi di conoscenza per farlo; non posso sapere se le cose stavano così dieci anni fa e adesso sono cambiate. Posso dire però che sicuramente c’è un crescendo, anche rispetto a quanto emergeva nell’indagine Tarantini. Era però anche il mio punto di vista e d’osservazione ad essere diverso, perché ero entrata nel cuore dell’assessorato alla sanità, attraverso quel tipo d’attività tecnica. Ora, non so se nella vicenda che ha riguardato le indagini sul presidente Fitto, a sua volta intercettato per molto tempo, sia emerso questo fenomeno a livello così sistemico oppure no, ma potete accertarlo facilmente.

PRESIDENTE. Dottoressa Digeronimo, la ringrazio per il suo prezioso contributo ai nostri lavori.

I lavori terminano alle ore 16,25

da: http://www.senato.it/application/xmanager/projects/senato/file/repository/commissioni/servizio_sanitario16/Stenografici/126_bozza_desecretato_completo.pdf