Parliamoci chiaro, senza fronzoli, questa gentaglia (i nostri parlamentari ancora in auge) ha permesso che, per interessi personali o di partito, e non interesse della comunità e del popolo italiano, malgrado i ripetuti tentativi da parte di Napolitano e di Monti e malgrado le promesse che facevano nei telegiornali, ci sta facendo tornare a votare con la precedente legge elettorale.

Possiamo andare avanti in questa maniera?

Personalmente penso di no.

Se non vi ricordate cosa dichiaravano (e loro sperano sempre nella nostra corta memoria), vi riporto qualche riga di un quotidiano qualsiasi (per fortuna la cronaca è reale) che citava così:

“L’individuazione di una soglia era cosa sacrosanta dopo i rilievi della Corte Costituzione”, ha commentato a caldo il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini pur ammettendo che il testo della riforma è “migliorabile”. A chi invece gli rinfacciava il blitz ordito dal Pdl e centristi per porre le basi al bis di Mario Monti a Palazzo Chigi, Casini ha subito stroncato ogni polemica: “Cosa centra questo?”. A favore dell’emendamento di Francesco Rutelli, che fissa al 42,5% dei voti la soglia minima per accedere al premio di maggioranza, hanno votato (oltre al suo gruppo Api) anche la Lega, Udc, Mpa e Pdl. Contrari i democratici e l’Italia dei Valori. Durissima la reazione di Anna Finocchiaro, presidente dei senatori piddì per la quale questo è un voto che “compromette il lavoro in commissione ora ci rivedremo in Aula dove presenteremo un nostro emendamento”. Per il Pd, insomma, la soglia fissata non consente “la formazione di un governo politico, coeso e credibile ma punta ad una situazione in cui nessuno vince e nessuno perde, magari con un presidente del Consiglio tecnico, che può far comodo sia al Pdl che alla Lega”. Durissimo anche il segretario Pier Luigi Bersani che ha tuonato:“Evidentemente c’è qualcuno che per paura che governiamo noi vuole impedire la governabilità del Paese. Ma sul punto della governabilità noi non cederemo in nessun modo”. Da qui la richiesta di modificare “profondamente” l’impianto della riforma: “Sul punto della governabilità noi non cederemo in nessuno modo”. Una presa di posizione che non ha fatto piacere al leader dell’Udc Pierferdinando Casini che ha invitato i democratici a non fare sceneggiate: “Una soglia minima per il premio di maggioranza la chiede anche la Corte Costituzionale”.