Ci sono leggi, tipo il numero dei Parlamentari, che fanno parte della nostra Costituzione.

In questo caso ci riferiamo agli Art. 56 e 57 della Carta Costituzionale.

L’Art. 56 cita precisamente:

La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.

Il numero dei deputati è di seicentotrenta.

Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.

La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per seicentotrenta e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

L’Art. 57 cita: 

Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale.

Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiori a sette; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno.

La ripartizione dei seggi tra le Regioni, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Cosa si evince da questo?

Che per cambiare il numero dei Parlamentari, in questo caso ridurli, è necessario modificare la Costituzione (mentre scrivo penso che tanti amici avvocati e magistrati diranno, ma dov’è la notizia?, senza sapere che tantissime persone non ne sono a conoscenza e, probabilmente, potrebbe essere utile informarle).

Per modificare la Costituzione è necessario fare riferimento all’ Art. 138.

L’art. 138 prevede che le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali devono essere approvate a maggioranza assoluta da ciascun ramo del Parlamento con due distinte deliberazioni, tra le quali devono intercorrere almeno tre mesi. L’art. 71 della Costituzione esclude che i progetti di legge costituzionale possano essere approvati dalle commissioni parlamentari in sede deliberante.

La legge così approvata è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale prima della promulgazione e, quindi, non entra ancora in vigore. Entro tre mesi dalla pubblicazione, un quinto dei membri di una Camera, cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali, possono chiedere che sia sottoposta a referendum confermativo (cosiddetto referendum costituzionale); la legge è promulgata solo se è stata approvata dal corpo elettorale con la maggioranza dei voti validi, nel caso sia stata sottoposta a referendum, o se sono decorsi i tre mesi dalla pubblicazione senza che il referendum sia stato richiesto.

Il referendum non può essere chiesto se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere con la maggioranza qualificata di due terzi dei componenti; in tal caso, quindi, la legge può essere immediatamente promulgata dal Presidente della Repubblica.

Morale della favola?

Se i Parlamentari non vogliono, nessun Governo e tanto meno nessun Premier del Governo può fare qualcosa e noi abbiamo una classe di parlamentari non degna di rappresentarci in quanto, la variazione di questa legge, prevede una probabile loro non rielezione.

E’ vero che i parlamentari rispettano la società ma è anche vero che la nostra società non si può più permettere di “mantenere” questa attuale classe politica che, sino ad ora, ha pensato unicamente a mantenere il proprio status fregandosene del fatto che il Paese, e la società, andasse in malora.